FARE PUBBLICITA' NELL'EPOCA DEL
SESTO SENSO
Sono remoti i tempi in cui la pubblicità e quella
sottile arte che ne sostiene propositi e finalità, ossia
il marketing nell’accezione più larga del termine,
venivano considerati come una sorta di tentativo di
“persuasione occulta” e di rito pagano perpetrato ai
danni del povero consumatore ignaro dei pericoli e degli
inganni che potevano celarsi dietro quel mirabolante e
sgargiante mondo di promesse contenute in ogni “reclame”
(questo il nome con cui venivano, originariamente,
identificati messaggi e comunicati tesi a spingere
l’ipotetico cliente all’acquisto di questo o quel
prodotto o bene di consumo). Oggi il consumatore,
considerato cliente-acquirente o cliente-utente,
rappresenta il vero punto di forza del moderno
advertising e delle più recenti strategie di marketing:
egli è in grado di confrontare, valutare, scegliere con
competenza e spirito critico.
Prendendo
a prestito le parole del sociologo francese, Gérard
Lagneau, difficilmente possiamo parlare di “baratto
muto” o di “comunicazione mistica”. L’uomo nella civiltà
dei consumi, sovente esasperati, è perfettamente conscio
che la pubblicità e il marketing facciano parte di un
sistema le cui dinamiche sono tutt’altro che occulte. Il
codice di mediazione utilizzato dalla comunicazione
pubblicitaria, non solo si presenta sempre più visibile
ed immediato, ma facilmente decifrabile dall’ipotetico
consumatore, il quale ne riconosce lo stile, ne
percepisce le finalità, ne sa prevenire gli effetti. E’
come se egli avesse sviluppato una sorta di sistema
immunitario capace di aumentarne le difese e addirittura
di sferrare degli attacchi mirati contro questo
incessante flusso di informazioni lusinghiere, leggiadre
ed invitanti all’acquisto, al consumo,
all’aggiornamento, al regalo, al cambiamento, al
miglioramento dell’immagine, alla ricerca del benessere,
all’elisir di un’eterna giovinezza. La “casalinga di
Voghera” (in tema di luoghi comuni) sa benissimo che le
sue tagliatelle sono più buone di quelle saltate in
padella e che non avrà mai il fascino di quell'avvenente
attrice che, per merito di una crema, dimostra quaranta,
anziché cinquant’anni, eppure non si astiene dal
comprare certi prodotti. La pubblicità, oramai parte
integrante di programmi TV, trasmissioni radiofoniche,
abbellimento grafico ed estetico per alcuni austeri
prodotti stampati, piccole e grandi finestre animate che
si aprono nelle pagine web, viene considerata come una
sorta di amica informata, un’abile suggeritrice nel
caotico scenario dei consumi con cui confrontarsi. Sono
rari i momenti in cui essa è percepita come un ingombro
o un fastidio, in questo caso si parla di targets
appartati che non costituisco neppure il 20%
dell’universo di riferimento e che fanno capo a
categorie e gruppi marginali con scarsa incidenza sul
mercato. Il paesaggio economico è stato modificato in
maniera sostanziale dalla tecnologia e dalla
globalizzazione. Oggi aziende di tutto il mondo possono
competere ovunque, grazie a Internet e alla maggiore
libertà degli scambi. La principale forza economica è la
"ipercompetizione": le aziende sono in grado di produrre
più beni di quanti ne possano vendere; come risultato si
hanno forti pressioni sui prezzi e una tendenza sempre
più pronunciata alla differenziazione. Tuttavia, in
massima parte questa differenziazione è psicologica, più
che reale. Anche così, il vantaggio competitivo di
un’azienda non permane a lungo in un’economia dove
qualsiasi vantaggio può essere copiato rapidamente. Le
società devono prestare attenzione al fatto che i
clienti sono sempre più istruiti e dispongono di
strumenti migliori, come Internet, per scegliere tra una
gamma più ampia di alternative. Il potere, che dal
produttore era passato al distributore, ora, sta
passando al cliente. Il cliente è sovrano. Il
cliente-consumatore si muove all’interno del flusso
pubblicitario con disinvoltura, ostentando un quadro di
percezione sensoriale maturo e accresciuto. Tale
percezione, si è oggi allargata, è cresciuta: a parte
l’olfatto, il tatto ed il gusto, i quali vengono
applicati in fase di consumo e di fruizione del
prodotto, in prima istanza, l’utente vuole vedere,
sentire e oggi più che mai cliccare. Il senso e il
desiderio di “interazione”, di necessità di emanare un
“feed-back”, quale verdetto immediato per il gradimento
o non-gradimento, il poter essere parte attiva del
processo di comunicazione-fruizione, ha favorito la
nascita di un “sesto senso”, di un comune senso della
percezione, mediato da una qualsivoglia interfaccia
digitale, ma comandato dall’utente, inteso come colui
che usa e sa usare molto bene il mezzo di cui dispone.
L’atto del cliccare, inteso come interattività diventa
il nuovo propulsore delle dinamiche pubblicitarie e
delle tecniche di marketing. Le aziende vincenti
trasformano in vincenti anche i propri clienti. Le
aziende più avvedute creano costantemente nuovo valore
per i clienti e sono profondamente orientate al cliente
e alla soddisfazione delle sue esigenze. Il
comportamento dell’acquirente non è più schiacciato da
machiavelliche logiche aziendali. Il fruitore non è più
“compresso”, ma compreso e modellato, e molti aspetti,
sovente affetti da eccessiva scientificità, quali
caratteristiche e posizionamento del prodotto, prezzo,
pubblicità, promozione delle vendite, servizi e sistemi
di distribuzione vengono plasmati, ottimizzati ed
alleggeriti grazie a questo meccanismo di interazione o
senso del “cliccare”. Il costante mutatis mutandis
dell’universo di riferimento, mi ha spinto, dopo oltre
25 anni di attività come creativo pubblicitario e uomo
di comunicazione, a tentare un parallelo tra quello che
eravamo e quello che continuamente diventiamo,
attraverso un’asciutta analisi delle tecniche e delle
metodologie di intervento pubblicitario: dal lancio di
un prodotto, dalla descrizione di una campagna globale,
dall’evoluzione delle agenzie alle imprevedibili
strategie indotte dal web, dalla “polverizzazione” del
marketing ai nuovi orizzonti del mercato allargati dai
recenti mutamenti tecnologici, passando in rassegna i
luoghi, le figure professionali e le terminologie con
cui il mistero del verbo pubblicitario si coniuga,
grazie all’ipermedialità, in cielo, in terra ed in ogni
luogo. Passatemi il paragone ardito!
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